GRIMALDI: cronaca della morte di uno studio legale

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GRIMALDI: cronaca della morte di uno studio legale

Contributed by redazione on 17 Feb 2012 - 09:38

La deadline era la fine di febbraio. E la dead line si avvicina, accompagnata da un sotterraneo rombo di tamburi che si fa progressivamente più evidente e invasivo. Per il protagonista, lo studio Grimaldi. Per i suoi attori, gli avvocati dell'insegna romana. Ma anche per l'intera categoria, anzi, per l'intera galassia di operatori che ruota attorno al business legale, a cominciare dalla stampa. La vicenda di Grimaldi è nota. Resta da capire quale sarà il futuro di ciò che è rimasto dell'associazione liquidata a fine 2011. Un patrimonio di professionisti il cui destino sembra condizionare qualcosa che va assai
oltre l'eventuale rilancio dello studio.

Dunque, chi e cosa sta condizionando la vicenda romana? In primo luogo, il lavoro di chi nello studio opera. Alla fine dell'anno, e ancora nel corso di gennaio, tra le diverse voci che rimbalzavano da Roma, pareva ricca di fascino e di speranza quella che parlava di un piano B alternativo alla chiusura dell'insegna. Per la realizzazione del progetto-rilancio, c'erano diverse condizioni sul tavolo, tra le quali il fattore tempo: febbraio era stato posto come dead line per una soluzione di ricostituzione e ristrutturazione che guardasse al medio lungo periodo. Il "dopo febbraio", si diceva, non datur. Cosa è accaduto al riparo di quella data, è intuibile. Si sono cominciate a calare le scialuppe per tastare le correnti. E qualcuna ha già preso il largo. Giovanni Polvani ha seguito Roberto Cappelli in Gianni Origoni Grippo, Federica Angela Di Mario è approdata in Ashurst, Roberto Rio in Grasso La Torre Morgese, Annalisa Pescatori in Tonucci. 

Ma, sempre al riparo di quella data e della bandiera Grimaldi-bis, le scialuppe rimaste hanno provveduto a disegnare rotte e preparare approdi. E qui si arriva al secondo aspetto condizionato dalla vicenda romana: il mercato dei legali. Si è parlato di contatti avviati e poi chiusi con Allen & Overy, di negoziati aperti con Cba, di trattative con Nctm, fino alla recente voce del passaggio di Francesco Novelli in Dla Piper. In tutti i casi, le valutazioni riguardano intere squadre di avvocati pronte a trasferirsi armi e clienti sotto le insegne di chi sta cercando rinforzi. E proprio questo è l'aspetto che rende le indiscrezioni plausibili: riguardano studi per i quali è evidente la necessità di un apporto di professionisti esterni. In questa ottica, non è probabilmente un caso l'effetto attesa che sembra viversi sul fronte dei trasferimenti in queste ultime settimane, nonostante la consistente lista di studi pronti a crescere (oltre ai citati, vanno aggiunti McDermott, Withers, Macchi di Cellere Gangemi, Grande Stevens). 

Solo al momento in cui saranno piazzate le pedine ex Grimaldi è prevedibile che si scateni l'effetto domino e, come in una sorta di vasi comunicanti legali, si azionino gli spostamenti compensativi o mancanti. C'è, infine, un terzo aspetto da considerare, tra gli effetti della bandiera-a-scadenza innalzata tra le rovine di Grimaldi. Riguarda l'intero universo legal e, in modo particolare, gli apparati e le strategie di comunicazione della categoria. La vicenda romana non si caratterizza unicamente per la serie di annunci ufficiali e ufficiosi tendenti a trasferire all'esterno l'immagine di uno studio in totale continuità, anzi, in progressivo potenziamento. Bensì ­ e qui sta il passo ulteriore ­ la vicenda comincia a ritagliarsi un ruolo benchmark per le modalità con cui sembrano essere state gestite anche le voci di passaggio all'uno o all'altro dei possibili studi aggreganti. Rumors che, quando ben giocati sui media, possono regalare vantaggi ai tavoli segreti delle trattative. 

Tutte queste riflessioni su ipotetiche e complesse scelte di comunicazioni si scioglieranno come neve al sole se Grimaldi, come ipotizzato anche nel numero di febbraio di TopLegal, troverà davvero la strada di un solido rilancio. La rinascita dello studio, insomma, regalerebbe un importante raggio di fiducia e convertirebbe i mal pensanti. Viceversa, se Grimaldi dovesse implodere prosciugato dalla fuga dei suoi capitani, chi resterà sulla nave? Probabilmente, solo la finta bandiera. Che affonderebbe con una parte di storia del mondo legale. Quella in cui gli avvocati se ne stavano lontani dalla comunicazione e dagli annunci, perché temevano la stampa. Oggi, viceversa, forse è la stampa che deve iniziare ad avere timore di chi si è salvato.

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Luca Testoni